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Given To Rock: “Le interviste terribbbili”!!


La nuova rubrica di Given to rock, "Le interviste terribbbili"

Nel quartier generale di Given to rock abbiamo detto basta alle interviste tradizionali! E’ ora di smetterla con domande banali e prevedibili… é tempo di fare tutte le domande piú inopportune e sconclusionate che ci passano per la testa!

Presentiamo, quindi, la nuova rubrica: “Le interviste terribbbili”!

Il primo esperimento é andato piú che bene, perché la band in questione era quasi piú fuori di testa di noi. I Superhorrorfuck hanno risposto con ironia alle terribili domande che gli abbiamo proposto. Vi do un’anticipazione: ecco una delle domande che abbiamo formulato alla band (con la relativa risposta, ovviamente):

– Se poteste infliggere una tortura al vostro peggior nemico, legandolo ad una sedia e facendogli ascoltare un disco per 24 ore di fila a volume abominevole, quale disco gli fareste ascoltare?

– Naturalmente il nostro primo schifosissimo albumHorrorchy“!!! Se qualcuno non crede alla nostra “storiella” dei morti e risorti, provi ad ascoltarsi in successione i nostri tre album, e si renderà conto che nel 2005, appena tornati in vita, eravamo talmente freschi di trapasso che non avevamo il minimo controllo dei nostri corpi… E il risultato è quell’album suonato, ma soprattutto cantato, in una maniera che solo un cadavere ancora irrigidito può fare…

Ecco il link se volete leggere l’intervista integrale:

http://www.giventorock.com/2013/10/le-interviste-terribbbili.html.

Giventorock.com é questo e molto altro: recensioni dischi, live report, classifiche, playlist, curiositá, opinioni e, ultimo ma non meno importante, la rubrica de “il demolitore” che giudica in maniera brutale alcuni album che hanno fatto la storia della musica… senza alcuna pietá, ovviamente. Durante l’ultimo mese sono stati recensiti, tra gli altri, gli ultimi live dei Metallica e Megadeth, i nuovi dischi di Pearl Jam, Dream Theater, Alter Bridge e Motorhead, e alcuni dischi e di band emergenti. Il tutto condito da un pizzico di ironia e senza mai prenderci troppo sul serio.

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Gianluca Torelli aka Alvaro Van Houten – ”Pio Wan Kenobi Approves this”


A cura di Eschi Mese

Strani personaggi si aggirano per l’Abruzzo, uno di questi è Gianluca Torelli, in arte ALVARO VAN HOUTEN, con una visione personalissima su tutto, a partire dalla foltissima produzione di materiale homemade e rigorosamente autoprodotto, come il suo “Pio Wan Kenobi Approves This”(2012). 11 tracce che si dividono fra cantato italiano ed inglese, un fare barrettiano, molto freak e aperto ad ogni tipo di connubio. Di base “Pio Wan Kenobi” è un’opera cantautoriale che stupisce per quantità di input, rimandi e ironia che attraversano i brani. 

Difficile trovare qualcosa di simile: la sensazione che il delirio sia dietro l’angolo comincia a concretizzarsi in brani come “Sandra e Raimondo sexual intercourse” e prosegue nella lunga e super hippie “Fuck a Goat”. La sognante “Turn her off” precede la canzone che rimescola le carte in tavola,“I am the reaper”: 5 minuti di meravigliosa sofferenza, sospiri, uccelli che cantano in giardino ed un giro di chitarra sghembo e malfermo che sostiene un cantato a metà tra auto confessioni e richieste d’aiuto. Brano capolavoro e ben architettato. Segue un brano in italiano, “Divanodorato”, che lascia il segno grazie al suo testo forte e diretto.

Bella la prova di Alvaro, qui potete ascoltare tutto il disco: http://gianlucatorelliakaalvarovanhouten.bandcamp.com/album/pio-wan-kenobi-approves-this

 “Pio Wan Kenobi” è un disco particolare e se state cercando sentieri nuovi, originali, Alvaro è sicuramente maestro in questo, ricercando quella libertà e ironia da cantautore attraverso una personalissima interpretazione della musica e della realtà in generale. Artista a tutto tondo, assolutamente da seguire!

https://www.facebook.com/pages/Gianluca-Torelli-aka-Alvaro-Van-Houten/90055211393

https://soundcloud.com/meanwhileintherealworld/sets/pio-wan-kenobi-approves-this

 

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B.T.H (Band To Hate) – “Spaghetti Hardcore”


A cura di Oliver Ax

Quando si ascolta un lavoro come Spaghetti Hardcore , e non si e’ familiari al genere, bisogna lasciar da parte i pregiudizi, così da non viziare il commento con una giustificata impulsività, dovuta a quella sensazione di ipersensibilità che ha l’epidermide quando si accappona. E’ necessario tenere conto, ai fini del imparzialità, dell’ habitat naturale in cui milita questa band. E’ un mondo fatto di caos, lercio e rumoroso in tutte le sue forme. Disarmonico e stonato, nel miglior stile punk, il canto sfocia rabbioso e confuso. Sembra marcire nella bocca del frontman per poi essere vomitata in faccia ad un pubblico che inevitabilmente si spintona eccitato, dimenandosi in un macello di carni intrecciate e aspro sudore. Ci s’immagina senza difficoltà un club tinteggiato di rosso, dall’aria soffocante, frequentato da clienti scalmanati e dalle rasature diseguali. Cani e lividi abbondano in questa atmosfera in cui i B.T.H. fanno prolificare la propria creatività come fosse una provetta contenente dei pericolosissimi batteri di un raro ceppo di Ebola. 

Ritmi supersonici scandiscono il tempo di questo Ep. Potenti e dolorose, le rullate sulle pelli, fanno vibrare le finestre come se fuori ci fosse la guerra, ma il conflitto a fuoco, esplode imperioso all’interno, grazie a canzoni come “What’s inside you” e “Borderline“. I loro brevissimi assoli di chitarra, sciamano con il suono di milioni di vespe che continuano, a traccia conclusa, a ronzare frenetiche nella testa. Il canto beffardo, sembra prendere in giro l’ascoltatore nel più assoluto menefreghismo, classico dello stile che vogliono imitare. “Tommy the Beatle” possiede un sound saltellante e una melodia che ricorda le vecchie canzoni Hardcore di stampo germanico. Anche il testo viene pronunciato istintivamente e con furibonda durezza. La discutibile introduzione di “Camping Warwfare” chiude con un ultima provocazione questo sanguinolento lavoro. Il brano e’ simile ad una raffica di proiettili sparati da un mitra a canne rotanti da un pazzo senza coscienza ne religione. La formula stilistica quindi non cambia, avvalorando l’etichetta di “scalmanati” che precede i Band To Hate, letteralmente un band da odiare. 

In conclusione si può affermare che ci vuole coraggio e stomaco di ferro per digerire questo complesso, ma nel loro mondo fatto di rumore e cherosene sono delle scintille che forse si trasformeranno in brutale incendio, che dilagherà affamato e feroce nel inquietante circuito sotterraneo dell’ Hardcore.

https://www.facebook.com/BTHband

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Da Pescara in arrivo il post grunge dei Too Late To Wake – Pescara Music Zone


I Too Late To Wake,band pescarese post-grunge,nascono nel Luglio 2010 dall’input di Gianni Vespasiani(chitarra solista),il quale coinvolge nel suo progetto Simone Del Libeccio e Riccardo Ruiu,rispettivamente chitarrista e batterista.L’affiatamento fra i tre permette all’idea iniziale di prendere una forma ben distinta,mettendo il gruppo nella condizione di seguire una direzione precisa;con l’ingresso nella band del cantante Paolo Gioacchini nel Gennaio 2011,il progetto si avvale della spinta necessaria per la svolta,e con l’arrivo,nel Marzo dello stesso anno,dell’ultimo pezzo mancante,il bassista Francesco Cetrullo,il puzzle viene completato e la band,dopo 4 mesi,esce con il primo ep autoprodotto,dal titolo “Guiding Light”. Verso la fine del Febbraio 2012,dopo aver partecipato a vari concorsi ed esibitosi in alcuni live,il gruppo,a seguito di divergenze,decide di separarsi dalla voce di Paolo Gioacchini.Due mesi dopo,Patrizio De Luca,già prima voce dei Too Late To Wake nel periodo Settembre/Novembre 2010,torna a far parte del progetto e ,grazie al suo apporto,le atmosfere cambiano e il suond prende nuova forma;il tutto si condensa nella seconda fatica della band,l’album “Slaves Without Chains”,registrato presso l’Ultrasonic Studio di Pescara e uscito nel Settembre di quest’anno.

Anche questo disco risulta autoprodotto ed è il risultato di sessioni live in presa diretta,con le sole sovraincisioni di chitarra solista e voce.Per loro stessa ammissione, è un album nato “per caso” ,il cui scopo era possedere materiale in breve tempo da poter proporre in giro per locali e concorsi.L’album scivola via fra ritornelli potenti,melodie accattivanti e godibili,in un sali-scendi di atmosfere prima cupe,poi ariose; la voce,con echi di Eddie Vedder e Chris Cornell, si incastra efficacemente con il tappeto sonoro creato dalla band, i suoni sono ben amalgamati e,pur non discostandosi dai canoni dettati dal genere in questione, il post-grunge, il prodotto finale  non può che essere considerato interessante.
(M.B.)
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