Archivi categoria: marche

Finezza e complessità: Edith A.u.f.n. da Chieti


edith aufn - band chieti

   di Michele Petrovich

Si dice in genere che l’esordio sia un territorio ogni volta inesplorato,per quanto sia vera quest’affermazione,diciamo che in questo caso gli Edith A.u.f.n si adattano a questo “nuovo ambiente” come un esploratore attento e navigato. L’album omonimo della band teatina già ad un primo ascolto colpisce subito l’orecchio per la finezza e la paziente laboriosità degli arrangiamenti e della produzione,essendo un operato per altro autoprodotto,particolare da non poter non segnalare nell’immediato. Intraprendenti per quanto riguarda la realizzazione della struttura-canzone,già dalla prima traccia “nel selvatico” esce allo scoperto un atteggiamento introspettivo che ricrea quella dimensione onirica dove la presenza di un sinuoso flauto traverso,affiora alla mente Ian Anderson nel suo periodo prog,e una voce fluttuante che fraziona la compatta realtà musicale in un pulviscolo rendono l’atmosfera totalmente sospesa. “Il brano”, secondo il mio modesto parere,da segnalare in assoluto è “mesmer”; marziale e travolgente in egual modo si apre con un delicatissimo arpeggio di chitarra accompagnato in sottofondo da un delay leggero ricreando una sonorità posta all’interno di uno spazio senza tempo dove immaginazione e creatività s’incontrano stringendosi con grande phatos. Fa breccia nel pezzo una poderosa scarica elettrostatica che orienta spiazzando ancora di più l’ascoltatore per l’assetto che canalizza nella giusta direzione un flusso di energia dal grosso potenziale. L’epilogo strumentale è incisivo e vibrante,le sovraincisioni calzano a pennello,credo potrebbe far esclamare “WOW” a molti fan dei Verdena. Risonanze più aggressive e sferzanti vengono racchiuse in “N.H.A.U.N.T” dove un muro di chitarre all’unisono con il basso stipula un accordo interlocutorio con la linea percussiva giungendo ad un’ennesima apertura dai suoni rarefatti e crepuscolari. Il finale urlato e fragoroso sono l’acme del pezzo carico di tensione che fa trasparire,seppur in modo ermetico,il contenuto testuale di un amore disperato e non corrisposto. “Le ore”e “isole” chiudono in maniera più che degna il disco,sempre dotate di quel retrogusto melanconico che ricorda alcune produzioni della svedese Labrador records (i radio dept,ovviamente meno elettronici) e alcune cose che si possono includere nel termine,di stampo giornalistico,“new weird america” (Devendra Banhart).Per concludere, gli Edith A.u.f.n spero possano essere una nuova speranza per l’avulsa musica italiana. “Il trucco” è completamente aggiustato e auspico non ci saranno cedimenti di questo in futuro. In bocca al lupo.

by Michele Petrovich

Contrassegnato da tag , , , ,

Nightland – “In Solemn Rise”


Nightland Band

Nightland Band

La Terra dell’Eterna Notte”: così la traduzione letterale del titolo di un romanzo del britannico William Hope Hodgson sembra dare una buona fonte di ispirazione ad una recente metal band italiana. O forse no. Formatisi nel 2007, i Nightland, – Ludovico Cioffi (chitarra e voce), Filippo Scrima (chitarra), Andrea Sangervasi (basso), Francesco Ambrogiani (tastiere), Filippo Cicoria (batteria) – combinano due generi – il Power e il Death Metal – che da sempre hanno fatto da sfondo a up and down da parte di fervidi headbangers da sotto il palco. Prima con Knights of the Dark Empire (2011), poi con In Solemn Rise (2012), la band pesarese si fa riconoscere per le sinfonie epiche che ci riportano a gruppi come Children of Bodom, dai quali sembra che abbiano ereditato il modello della formazione e l’impostazione prettamente death, Rapshody (of Fire), per le sinfonie epiche, Domine e  Hammerfall, dei quali sembrano condividere testi e scenografia, con una leggera sfumatura blackster alla Emperor, o un più generale gruppo black metal sinfonico, grazie a queste loro armature in pelle.  La prima traccia dell’EP, In Solemn Rise, da cui prende il nome l’album, riesce ad essere d’impatto, quasi ricordando un intro dei Dragon Force, con un suono moderno di keyboard. Il doppio pedale continuo, come il power metal ci insegna, dà profondità alla melodia accompagnandola in ogni nota con un battito ben assestato. quando, sorpassato il minuto e 15, la canzone si apre in un ritornello azzardatamente “maideniano”. Un riff particolarmente caro alle orecchie di ogni fan, le cui parole riecheggiano ancora, dopo quasi 30 anni dalla sua uscita, nelle orecchie di tutti i true-metallers: “Run, Live To Fly, Fly To Live” ; in questo caso più rintracciabile nella stessa cover dei deathster finlandesi Arch Enemy, più che in quella dei Children Of Bodom (ascoltare per credere). Un ritornello che, indipendentemente dal déjà vu, apre ad una percepibile “Avanzata Solenne”, se così possiamo interpretarla, caricata di pathos nel secondo ritornello, in cui una variazione di tono percepibile rende dinamica la composizione. Segue una seconda traccia più sinfonica, quasi ricordando i norvegesi Dimmu Borgir, con le loro melodie funeree. Non a caso anche dal titolo, Soulprison of Pain, possiamo dedurre il risultato emotivo che i Nightland vogliono tirar fuori. Ma la sinfonia si tramuta quasi naturalmente in un ritornello epic metal alla Raphsody, genere di melodie che si ripeteranno spesso durante tutto il resto dell’album, come anche, ad esempio, in Diamond Siren, dove la struttura della canzone oscilla tra melodie epiche, per l’appunto, “raphsodiane” nel ritornello, riff viking alla Korpiklaani nelle strofe e un non so che di “bodomiano” negli stacchi strumentali, intro compreso.  Arriviamo finalmente alla title-track del vecchio EP, Knights of the Dark Empire, in cui possiamo notare tutte le influenze citate finora, con un inserto da break down metalcore sinfonico che rende il pezzo relativamente più moderno, rallentando il ritmo  con un uso regolare del china e battiti di pedale irregolari. L’EP si chiude con una melodia da “marcia trionfale” o “marcia solenne”, utilizzando un termine quanto più vicino al concept dell’album stesso. Potremmo tranquillamente ascoltare l’album durante una delle battaglie dalle ambientazioni tolkieniane. Un ottima colonna sonora per i più accaniti Master e giocatori di ruolo in generale. L’intera tracklist è ben strutturata, con pezzi non particolarmente corti, data la media dei quattro minuti e mezzo. La carenza di assoli complessi li allontana per poco dal power, ma questo non intacca l’impatto sonoro dell’ EP, che ha in fin dei conti un’ottima composizione e dinamicità. Epic fino alla fine.   By Co&Co

http://www.nightland.it/

 
Tutte le band di Pescara e dintorni interessate ad essere recensite e pubblicizzate sul nostro blog possono scrivere ed inviare il loro materiale(audio,video,foto,bio e links) all’indirizzo  antipop.project@gmail.com       ed essere così inserite su Pescara Music Zone!!
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
dagolou

This WordPress.com site is the bee's knees

Rock the Shop

stomping...pumping...grinding...thumping..

My Trephine

Locked Lips Also Sink Ships

La Giornalista Scalza

A great WordPress.com site

1 Song 1 Show

a singular show inspired by a solitary song

I(r)Radiati

Con una erre o due?

Daniele Salomone

Archivio online

INDIEgestione

una scorpacciata di indie

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Wunderbar - Siena

"L'uomo prima è meravigliato, poi si muove." (F. Hadjadj)

Newtopia

Free Music for Free People

« A MEGGHIU PAROLA E' CHIDDA CA ◙ SI RICI » || di Gabriele Ener.

Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo provare a descriverlo.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

baseMultimedia

Digital Strategy & Web Marketing

Le Grandi Recensioni

recensioni semiserie di musica, cinema, letteratura eccetera

STRANGE JOURNAL

A great WordPress.com site

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: