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Nightland – “In Solemn Rise”


Nightland Band

Nightland Band

La Terra dell’Eterna Notte”: così la traduzione letterale del titolo di un romanzo del britannico William Hope Hodgson sembra dare una buona fonte di ispirazione ad una recente metal band italiana. O forse no. Formatisi nel 2007, i Nightland, – Ludovico Cioffi (chitarra e voce), Filippo Scrima (chitarra), Andrea Sangervasi (basso), Francesco Ambrogiani (tastiere), Filippo Cicoria (batteria) – combinano due generi – il Power e il Death Metal – che da sempre hanno fatto da sfondo a up and down da parte di fervidi headbangers da sotto il palco. Prima con Knights of the Dark Empire (2011), poi con In Solemn Rise (2012), la band pesarese si fa riconoscere per le sinfonie epiche che ci riportano a gruppi come Children of Bodom, dai quali sembra che abbiano ereditato il modello della formazione e l’impostazione prettamente death, Rapshody (of Fire), per le sinfonie epiche, Domine e  Hammerfall, dei quali sembrano condividere testi e scenografia, con una leggera sfumatura blackster alla Emperor, o un più generale gruppo black metal sinfonico, grazie a queste loro armature in pelle.  La prima traccia dell’EP, In Solemn Rise, da cui prende il nome l’album, riesce ad essere d’impatto, quasi ricordando un intro dei Dragon Force, con un suono moderno di keyboard. Il doppio pedale continuo, come il power metal ci insegna, dà profondità alla melodia accompagnandola in ogni nota con un battito ben assestato. quando, sorpassato il minuto e 15, la canzone si apre in un ritornello azzardatamente “maideniano”. Un riff particolarmente caro alle orecchie di ogni fan, le cui parole riecheggiano ancora, dopo quasi 30 anni dalla sua uscita, nelle orecchie di tutti i true-metallers: “Run, Live To Fly, Fly To Live” ; in questo caso più rintracciabile nella stessa cover dei deathster finlandesi Arch Enemy, più che in quella dei Children Of Bodom (ascoltare per credere). Un ritornello che, indipendentemente dal déjà vu, apre ad una percepibile “Avanzata Solenne”, se così possiamo interpretarla, caricata di pathos nel secondo ritornello, in cui una variazione di tono percepibile rende dinamica la composizione. Segue una seconda traccia più sinfonica, quasi ricordando i norvegesi Dimmu Borgir, con le loro melodie funeree. Non a caso anche dal titolo, Soulprison of Pain, possiamo dedurre il risultato emotivo che i Nightland vogliono tirar fuori. Ma la sinfonia si tramuta quasi naturalmente in un ritornello epic metal alla Raphsody, genere di melodie che si ripeteranno spesso durante tutto il resto dell’album, come anche, ad esempio, in Diamond Siren, dove la struttura della canzone oscilla tra melodie epiche, per l’appunto, “raphsodiane” nel ritornello, riff viking alla Korpiklaani nelle strofe e un non so che di “bodomiano” negli stacchi strumentali, intro compreso.  Arriviamo finalmente alla title-track del vecchio EP, Knights of the Dark Empire, in cui possiamo notare tutte le influenze citate finora, con un inserto da break down metalcore sinfonico che rende il pezzo relativamente più moderno, rallentando il ritmo  con un uso regolare del china e battiti di pedale irregolari. L’EP si chiude con una melodia da “marcia trionfale” o “marcia solenne”, utilizzando un termine quanto più vicino al concept dell’album stesso. Potremmo tranquillamente ascoltare l’album durante una delle battaglie dalle ambientazioni tolkieniane. Un ottima colonna sonora per i più accaniti Master e giocatori di ruolo in generale. L’intera tracklist è ben strutturata, con pezzi non particolarmente corti, data la media dei quattro minuti e mezzo. La carenza di assoli complessi li allontana per poco dal power, ma questo non intacca l’impatto sonoro dell’ EP, che ha in fin dei conti un’ottima composizione e dinamicità. Epic fino alla fine.   By Co&Co

http://www.nightland.it/

 
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Esaltante prova per i Gianmariavolonté in “Polaroid”


Interessante davvero l’album  dei GianMariaVolonteè. Il nome della band ci fa subito capire l’amore per il cinema  e tutto il mondo che sta dietro a “Polaroid”.  Difficile catalogare questi brani, che nell’insieme esprimono palesemente un forte disagio sociale ; desiderio e paura di vivere come  in un film: climax  noir, appunto.  I testi, la chicca , sono crudi e provocatori, e toccano tematiche  come  suicidio e uso ed abuso  di droghe pesanti.  La musica , semplice ma ben costruita, è spesso molto efficace, e ha diverse influenze: si va dal pop un po’ brit di “Puppy love” (molto  bowiana  l’intro!), al punk-rock di “Stelle”, che a mio avviso è il brano più incisivo di tutto il disco. La vocalità è un po incerta, sebbene volutamente flebile, nel suo atteggiamento decadente, forse  tratti un po’ in direzione Kasabian, sempre espressiva ad ogni modo;  va detto che ci troviamo in un contesto e in un’ era in cui certe dote tecniche sono davvero in secondo piano di fronte ad una  presenza di idee  contenuti  e sonorità particolarmente vivi. Grandi aspettative quindi per il prossimo lavoro.

by RexCensor

Gianmariavolonté:

David Lotito: voce, chitarre, sinth, piano; 

Ruggero Piazzolla: basso; 

Antonio Polidoro: batteria; 

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